venerdì 29 febbraio 2008

Il Magarràno (Dissertazione sui ponti)

Ogni volta che vi guardate attorno, quando state guidando la vostra multipla verde, quando state viaggiando su elicotteri, su navi, su bicicli, su apecar, su sbilancini o altro, ricordatevi sempre di cercare con gli occhi la profondità.
Profondità che va intesa in vari modi, sia chiaro: interiore ed esteriore, ma soprattutto profondità del suono, come in quei bei disconi dei Counting Crows "registrati in un hangar, ghezo, con le chitarre a 200 metri dal bassano", diceva il signor Giggini.
In questo modo è possibile scorgere quelle maestose creazioni chiamate ponti, pontani o pontardi. E quando li vedete, lasciatevi ammaliare. Respirate lentamente e osservate ogni piccolo particolare, ogni mattonella, ogni sellanella, ogni bullone, ogni pietra, pomice e non.
I ponti uniscono, avvicinano, relazionano, amalgamano, tendono il loro braccione potente e ci consentono di raggiungere altri spazi, altre terre, altre persone, altre idee, altre emozioni.
E se è vera la notizia che su Lalpino stanno progettando un ponte iperbubbico, capace di unire le due semi-gonadi auree di Lèttan e Lèltan, dovremo prepararci a una nuova era per l'umanità terrestre ed extra-sensoriale.
Il Flavio non dice molto, il Gianni non dice un cazzo e noi possiamo solo attendere speranzosi, sintonizzando i ricevitori Nakkar 5-10.33 sulle frequenze che Golganesimo ha indicato nel seminario tenuto a Brescia qualche mese fa.
Per intanto pagare, poi vedremo.
Buon weekend e buona sganga a tutti.

SL

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